Il lipedema è una malattia cronica, dolorosa e sistemica del tessuto adiposo, che colpisce quasi esclusivamente le donne e compromette in modo significativo la qualità di vita. Per lungo tempo è stato confuso con l’obesità, ma oggi sappiamo che si tratta di una condizione distinta, con meccanismi fisiopatologici specifici, in cui ormoni, infiammazione e sistema immunitario giocano un ruolo centrale. Negli ultimi anni, la ricerca sta ampliando lo sguardo includendo anche il ruolo dell’intestino, del microbiota e della permeabilità intestinale, aprendo nuove prospettive interpretative e terapeutiche. Una delle caratteristiche più peculiari del lipedema è la sua stretta associazione con le fasi di cambiamento ormonale. L’esordio o il peggioramento della malattia avvengono frequentemente durante: pubertà, gravidanza, menopausa, uso di contraccettivi ormonali. Queste fasi sono accomunate da profonde variazioni nei livelli di estrogeni, progesterone, FSH e LH, che influenzano la distribuzione del grasso corporeo e il metabolismo del tessuto adiposo. Gli estrogeni, in particolare, favoriscono la deposizione di grasso sottocutaneo nelle aree gluteo-femorali, che rappresentano le sedi tipicamente colpite dal lipedema. Il tessuto adiposo non è un semplice deposito energetico, ma un vero organo endocrino e immunologico. promuovono l’adipogenesi (formazione di nuovi adipociti), stimolano la lipogenesi, riducono la lipolisi, modulano la sensibilità insulinica. Questi effetti sono mediati dai recettori estrogenici ERα, ERβ e GPER, la cui espressione varia in base all’età, allo stato ormonale e alla localizzazione del tessuto adiposo. Nel lipedema è stato osservato uno squilibrio tra ERα ed ERβ nelle aree colpite. Questo assetto recettoriale può: favorire l’accumulo lipidico localizzato, ridurre la risposta lipolitica, rendere difficile la perdita di grasso con dieta ed esercizio. Questo spiega perché molte donne con lipedema riferiscono una resistenza al dimagrimento localizzato, nonostante interventi nutrizionali corretti. Il tessuto adiposo nel lipedema presenta uno stato infiammatorio cronico subclinico, caratterizzato da: ipertrofia degli adipociti, rimodellamento della matrice extracellulare, infiltrazione di cellule immunitarie. Nelle fasi iniziali prevalgono macrofagi di tipo M2, con funzione anti-infiammatoria e di compenso. Con la progressione della malattia, però, questo equilibrio tende a rompersi, favorendo: fibrosi del tessuto adiposo, peggioramento del dolore, aumento dell’edema, compromissione del drenaggio linfatico. Questa transizione contribuisce alla progressione clinica del lipedema e alla maggiore sintomatologia nelle fasi avanzate. Un filone di ricerca sempre più interessante riguarda il coinvolgimento dell’asse intestino–infiammazione–tessuto adiposo. In condizioni di disbiosi intestinale, la barriera intestinale può diventare meno selettiva, permettendo la traslocazione di componenti batteriche come i lipopolisaccaridi (LPS) nel circolo sistemico. Questo fenomeno è noto come aumento della permeabilità intestinale. Gli LPS, una volta in circolo, possono: stimolare gli adipociti a produrre citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-6, IL-1β), peggiorare l’infiammazione del tessuto adiposo, favorire insulino-resistenza, interferire con il metabolismo locale degli estrogeni. In particolare, l’infiammazione indotta da LPS può ridurre l’attività dell’aromatasi, l’enzima che converte gli androgeni in estrogeni all’interno del tessuto adiposo. Questo squilibrio può aggravare: ipertrofia adipocitaria, fibrosi, dolore, alterazioni del drenaggio linfatico. Nel lipedema, ormoni, infiammazione e intestino sembrano interagire in un circolo vizioso: disbiosi → permeabilità intestinale ↑ → infiammazione → alterato metabolismo estrogenico → accumulo adiposo patologico → ulteriore infiammazione. È importante sottolineare che le prove dirette sono ancora limitate, ma il modello biologico è coerente e supportato da evidenze indirette sempre più solide. Alla luce di queste conoscenze, il lipedema non può essere affrontato solo come un problema estetico o calorico. Un approccio integrato dovrebbe considerare: modulazione dell’infiammazione, supporto del microbiota intestinale, stabilità glicemica e insulinica, attenzione alle fasi ormonali della vita. La nutrizione e la medicina funzionale non curano il lipedema, ma possono rappresentare strumenti di supporto fondamentali per migliorare sintomi, dolore e qualità di vita. Il lipedema è una condizione complessa e sistemica, in cui estrogeni, sistema immunitario e intestino dialogano continuamente. Lipedema: una patologia ormono-dipendente
Estrogeni e tessuto adiposo: non solo “ormoni femminili”
Gli estrogeni:
Infiammazione cronica di basso grado: il “rumore di fondo” del lipedema
Il ruolo emergente dell’intestino e della permeabilità intestinale
Un sistema che si auto-alimenta
Implicazioni cliniche e nutrizionali
Conclusione
Comprendere questi legami è essenziale per superare approcci riduttivi e costruire strategie terapeutiche più efficaci, personalizzate e rispettose della fisiologia femminile.


