La transizione menopausale rappresenta un momento di grande cambiamento neuroendocrino nella vita di una donna. Per le donne ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), questa fase può avere un impatto significativo sui sintomi e sulla qualità di vita, ma la letteratura scientifica è ancora in fase di sviluppo e presenta risultati non del tutto convergenti. Diversi studi e review mostrano che l’ADHD nelle donne è spesso diagnosticato in ritardo rispetto agli uomini, a causa di sintomi meno evidenti e di un fenomeno di “masking” comportamentale. Questo ritardo diagnostico può portare ad anni di sofferenza non riconosciuta e incremento delle comorbidità psicologiche, come ansia e depressione. Una review sistematica recente ha evidenziato che: gli ormoni sessuali femminili (come estrogeni e progesterone) sono fortemente implicati nelle variazioni dei sintomi ADHD durante diverse fasi della vita, in particolare durante la pubertà e il ciclo mestruale; tuttavia, le evidenze dirette sull’impatto della menopausa sono ancora carenti e necessitano di ulteriore ricerca. In altre parole, c’è una relazione plausibile tra fluttuazioni ormonali e sintomi ADHD, ma mancano ancora studi longitudinali robusti specificamente focalizzati sulla menopausa. Molte ricerche osservano che i sintomi tipici della menopausa — come difficoltà di concentrazione, labilità emotiva, sonno disturbato e brain fog — possono sovrapporsi ai sintomi dell’ADHD. Questo rende difficile distinguere ciò che è dovuto alla transizione ormonale da ciò che è effetto dell’ADHD stesso. Uno studio di popolazione basato su oltre 5.000 donne ha rilevato che: le donne ADHD riportano una prevalenza significativamente maggiore di sintomi perimenopausali severi rispetto alle donne senza ADHD; i sintomi includono affaticamento, ansia, irritabilità, disturbi del sonno e complessive difficoltà psicofisiche, più intensi anche in età relativamente più giovane (35–39 anni), suggerendo un possibile inizio di transizione ormonale precoce. Questo studio suggerisce una maggiore vulnerabilità nel periodo perimenopausale, con sintomi che non solo si sovrappongono, ma risultano più frequenti e gravi nelle donne con ADHD. Un altro studio pubblicato nel Journal of Attention Disorders ha riscontrato che, in un confronto tra donne con e senza ADHD, non c’è una differenza significativa nella gravità dei sintomi menopausali in base allo stato menopausale. Tuttavia, è risultato che l’associazione tra sintomi ADHD e sintomi menopausali esiste in entrambe i gruppi, suggerendo che i due insiemi di sintomi si influenzano reciprocamente ma non sempre in modo semplice o lineare. Questi risultati non contraddicono necessariamente l’idea di un’interazione ormoni-ADHD, ma indicano che le manifestazioni cliniche variano molto tra le donne, e non tutte sperimentano un peggioramento marcato. Gli estrogeni interagiscono con sistemi neurotrasmettitoriali cruciali nell’ADHD, in particolare dopamina e noradrenalina, che influenzano attenzione, motivazione e regolazione emotiva. In condizioni di bassi livelli di estrogeni (come nella menopausa), è plausibile che queste vie diventino meno efficienti, aggravando i sintomi ADHD e i disturbi cognitivi associati. Inoltre, studi legati al ciclo mestruale mostrano che i sintomi dell’ADHD tendono a peggiorare quando gli estrogeni sono più bassi, come nella fase luteale premestuale, suggerendo una sensibilità ormonale del fenotipo ADHD femminile. Riconoscimento tardivo dell’ADHD nelle donne può portare alla scoperta della diagnosi proprio in perimenopausa o menopausa, quando i sintomi emergono o peggiorano. L’overlap tra sintomi menopausali e ADHD, inoltre, può portare a diagnosi errate di disturbi dell’umore o disturbi cognitivi non correttamente attribuiti all’ADHD. Vista la complessità dell’interazione ormonale, è consigliabile un approccio multidisciplinare che consideri: endocrinologo/ginecologo per valutare le transizioni ormonali; neurologo/psichiatra per il supporto ADHD e trattamento farmacologico se indicato; nutrizionista o medico funzionale per strategie dietetiche e integrative personalizzate. Anche se non esistono attualmente linee guida specifiche basate su trial clinici randomizzati per l’ADHD in menopausa, alcune strategie interdisciplinari sono supportate da evidenze generali di salute cerebrale, metabolica e infiammatoria: pasti bilanciati con proteine, fibre e grassi sani ad ogni pasto per ridurre picchi glicemici e “crash” cognitivi; carboidrati a basso indice glicemico per supportare energia e attenzione. Omega-3 (EPA/DHA): supporto a infiammazione sistemica e funzione cognitiva; Vitamina D: spesso carente in menopausa, rilevante per umore e sistema immunitario; Magnesio (glicinato/treonato): supporto a sonno e regolazione stress; Vitamine del gruppo B: cofattori per metabolismo energetico e funzione neurologica. dieta ricca di fibre prebiotiche; fermentati se tollerati; psicobiotici mirati nei casi di disbiosi associata a stress emotivo. Routine regolare, igiene del sonno, limitazione della caffeina nel pomeriggio e attenzione ai pattern sonno-veglia possono ridurre l’impatto di brain fog e disregolazione emotiva. La ricerca attuale indica che: le fluttuazioni ormonali e la menopausa sono un periodo critico per molte donne ADHD; le evidenze suggeriscono un’associazione tra ormoni sessuali e sintomi/manifestazioni ADHD ma sono necessarie maggiori ricerche specifiche sulla menopausa; c’è un ampio spettro di risposta individuale, con alcune donne che sperimentano aggravamento significativo dei sintomi e altre meno. È fondamentale un approccio personalizzato e multidisciplinare che tenga conto sia della neurobiologia dell’ADHD sia delle transizioni ormonali femminili. Krebs & Donnellan-Fernandez (2025) – Integrative literature review: impatto dell’ADHD nelle diverse fasi di vita femminile, inclusa la menopausa — evidenzia l’esacerbazione dei sintomi correlata alle fluttuazioni ormonali e l’importanza della diagnosi precoce e del trattamento mirato. 1. ADHD femminile: un profilo spesso sottovalutato
2. Ormoni sessuali e ADHD: cosa sappiamo
3. Menopausa: sintomi sovrapposti e difficoltà di interpretazione
4. Studi specifici sull’ADHD e menopausa
4.1 Perimenopausa e carico di sintomi
4.2 Relazione ADHD-menopausa: dati contrastanti
5. Possibili meccanismi neurobiologici
6. Implicazioni cliniche
6.1 Diagnosi e consapevolezza
6.2 Trattamento integrativo
7. Nutrizione e medicina funzionale: strategie evidence-informed
7.1 Stabilità glicemica
7.2 Nutrienti chiave
7.3 Microbiota e asse microbiota-intestino-cervello
7.4 Sonno e ritmo circadiano
8. Conclusioni
Smári et al. (2025) – Studio di popolazione su perimenopausa e sintomi nelle donne con ADHD — mostra una prevalenza più alta e severa di sintomi perimenopausali nelle donne con ADHD rispetto al gruppo di controllo.
Chapman et al. (2025) – Analisi dell’associazione tra sintomi ADHD e menopausa — suggerisce correlazioni significative ma non necessariamente una maggiore gravità in base allo stato menopausale isolato.
Osianlis et al. (2025) – Systematic review su ADHD e ormoni — evidenzia relazioni tra ormoni sessuali e variabilità dei sintomi ADHD nelle donne, pur con limiti metodologici.


