La relazione con il cibo rappresenta una delle sfide più significative per molte persone con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e per chi li accompagna nella vita quotidiana. Spesso le difficoltà alimentari non sono solo una questione di gusto, ma riflettono risposte sensoriali profonde a consistenze, colori, odori e presentazione del cibo, fenomeno noto come food selectivity (selettività alimentare).
Perché è importante affrontare questa sfida?
Le abitudini alimentari fortemente selettive possono portare a una dieta monotona e povera di nutrienti, con conseguenze reali sulla salute:
- carenze di vitamine e minerali;
- rischio di obesità o sottopeso;
- impatti sul benessere psicofisico generale.
Il progetto AUT-MENU nasce proprio per affrontare queste difficoltà nel contesto della ristorazione collettiva – ovvero mense scolastiche, centri diurni e strutture residenziali – dove molte persone ASD consumano quotidianamente i loro pasti.
Che cos’è il progetto AUT-MENU?
Si tratta di uno studio multicentrico italiano focalizzato su:
- individuare le esigenze alimentari e sensoriali di bambini, adolescenti e adulti ASD;
- adattare i menu standard delle mense in base alle preferenze e alle caratteristiche sensoriali di ciascun individuo;
- formare caregiver e operatori sui principi della nutrizione e sulle strategie per gestire la selettività alimentare.
Il progetto si è svolto in diverse strutture tra Pavia, Milano e Roma, coinvolgendo partecipanti dai 3 ai 35 anni.
Cosa significa “menu adattati”?
Gli adattamenti non sono semplici “piatti più facili”: si tratta di modifiche mirate che tengono conto di:
- texture (es. morbida o semi-liquida);
- colori tenui e presentazione visiva non troppo stimolante;
- profumi delicati;
- porzioni e combinazioni di alimenti preferiti.
Questo approccio tiene conto di come le persone ASD percepiscono sensorialmente il cibo, non solo del suo valore nutrizionale.
I risultati principali:
Lo studio ha mostrato risultati molto interessanti:
- Le persone con ASD hanno tollerato bene i menu adattati;
- Il profilo nutrizionale dei pasti è migliorato, pur senza modificare drasticamente le quantità consumate;
- La strategia ha aumentato la qualità dell’esperienza alimentare, senza ridurre l’accettazione dei piatti da parte dei partecipanti.
Questi risultati supportano l’idea che adattare i pasti alle esigenze sensoriali e nutrizionali può essere un modo efficace per migliorare l’alimentazione nella popolazione ASD, soprattutto nei contesti collettivi.
Perché è importante anche per le famiglie
Il progetto non si limita alla ristorazione collettiva: tra le attività è previsto anche un percorso di educazione alimentare per i caregiver, che aiuta madri, padri e operatori a comprendere meglio:
- come costruire gradualmente varietà nella dieta;
- come gestire la selettività alimentare in casa;
- come supportare comportamenti alimentari più equilibrati.
Questo è fondamentale perché la relazione con il cibo non riguarda solo “cosa” si mangia, ma anche come e in che modo il pasto viene vissuto.
Uno sguardo oltre l’articolo scientifico
Il progetto AUT-MENU rappresenta un modello concreto di come scienza, nutrizione clinica e conoscenza delle peculiarità sensoriali dell’ASD possano incontrarsi per:
- migliorare la salute e la qualità della vita;
- ridurre lo stress legato ai pasti per persone e famiglie;
- stimolare riflessioni su come personalizzare i percorsi nutrizionali nel rispetto delle esigenze individuali.
In sintesi:
→ Le difficoltà alimentari nel disturbo dello spettro autistico non sono solo “scelte alimentari difficili”, ma spesso riflettono profonde risposte sensoriali.
→ Adattare i menu e formare i caregiver può migliorare l’accettazione dei pasti e la qualità nutrizionale della dieta.
→ Progetti come AUT-MENU ci mostrano come approcci personalizzati e multidisciplinari possano essere utili nel quotidiano.
Fonte: AUT-MENU Project: A Bicentric Intervention Study to Improve Meal Acceptance in Individuals with Autism Spectrum Disorder (ASD). DOI: 10.3390/nu18010165.


