La pubblicazione dei criteri di Roma V rappresenta uno dei più importanti aggiornamenti degli ultimi anni nel campo della gastroenterologia funzionale. Oltre ad aggiornare i criteri diagnostici dei Disturbi dell'Interazione Intestino-Cervello (Disorders of Gut–Brain Interaction, DGBI), Roma V propone una revisione sostanziale del modello fisiopatologico che sottende numerose condizioni gastrointestinali, riconoscendo il ruolo dinamico dell'asse intestino-cervello, del sistema immunitario mucosale, della barriera intestinale e del microbiota.
Tra le novità di maggiore interesse in età pediatrica figura la sostituzione della tradizionale "colica del lattante" con il termine Infant Distress Syndrome (IDS). Tale modifica riflette un cambiamento concettuale che supera l'ipotesi di un'origine esclusivamente intestinale del disturbo e introduce una visione integrata della fisiologia del lattante nei primi mesi di vita.
Perché abbandonare il termine "colica"?
Il termine colica è stato storicamente utilizzato per descrivere episodi ricorrenti di pianto inconsolabile in lattanti apparentemente sani. Tuttavia, questa definizione implicava una presunta origine dolorosa a carico del colon o del tratto gastrointestinale, ipotesi che non ha mai trovato conferme fisiopatologiche robuste. Negli ultimi decenni numerosi studi hanno evidenziato come il pianto inconsolabile non possa essere attribuito a un singolo meccanismo patologico. Al contrario, esso sembra derivare dall'interazione di molteplici processi biologici ancora in fase di maturazione.
Per questo motivo il comitato di Roma V propone il termine Infant Distress Syndrome, definendola come un Disturbo dell'Interazione Intestino-Cervello caratterizzato da episodi ricorrenti di distress in lattanti di età inferiore ai cinque mesi, non spiegabili da patologie organiche dopo un'appropriata valutazione clinica.
L'Infant Distress Syndrome come Disturbo dell'Interazione Intestino-Cervello
L'inclusione dell'IDS tra i DGBI rappresenta uno degli aspetti più innovativi della classificazione Roma V.
Il concetto di DGBI descrive condizioni nelle quali i sintomi gastrointestinali derivano da alterazioni funzionali dell'interazione tra sistema nervoso centrale, sistema nervoso enterico, tratto gastrointestinale e microambiente intestinale.
Nel lattante tali interazioni assumono una rilevanza ancora maggiore poiché numerosi sistemi fisiologici risultano contemporaneamente immaturi. L'asse intestino-cervello costituisce infatti una rete bidirezionale nella quale convergono segnali neurali, endocrini, immunitari e metabolici, in grado di influenzare reciprocamente il comportamento, la motilità intestinale, la percezione viscerale e la regolazione dello stress.
I meccanismi fisiopatologici
Roma V sottolinea come l'IDS sia una condizione multifattoriale nella quale possono concorrere differenti meccanismi biologici.
Maturazione neurobiologica
Nei primi mesi di vita il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico attraversano una fase di intensa plasticità. La regolazione autonomica, la modulazione nocicettiva e i circuiti coinvolti nella consolazione e nella risposta allo stress non hanno ancora raggiunto una piena maturazione funzionale.
Questa immaturità potrebbe contribuire a una maggiore vulnerabilità agli stimoli interni ed esterni.
Ipersensibilità viscerale
L'ipersensibilità viscerale rappresenta uno dei principali meccanismi condivisi con altri DGBI.
Una ridotta soglia percettiva nei confronti della distensione intestinale potrebbe determinare una risposta comportamentale sproporzionata rispetto a stimoli fisiologici normalmente ben tollerati.
Alterazioni della motilità gastrointestinale
Sebbene non rappresentino l'unica spiegazione del disturbo, variazioni nella motilità gastrica e intestinale possono contribuire all'insorgenza dei sintomi in una parte dei lattanti.
Tuttavia, Roma V evidenzia come tali alterazioni siano probabilmente solo uno degli elementi coinvolti.
Sistema immunitario e barriera intestinale
Nei primi mesi di vita si verifica una rapida maturazione della barriera epiteliale intestinale e del sistema immunitario mucosale.
L'interazione tra cellule epiteliali, cellule immunitarie residenti e microbiota determina la produzione di mediatori bioattivi capaci di modulare permeabilità intestinale, infiammazione fisiologica e comunicazione neuroimmune.
Il ruolo del microbiota intestinale
Uno degli aspetti più innovativi di Roma V riguarda il riconoscimento del microambiente intestinale come componente essenziale dei DGBI.
Il microbiota neonatale è caratterizzato da una notevole instabilità ecologica e subisce profonde modificazioni durante i primi mesi di vita in risposta al tipo di parto, all'alimentazione, all'esposizione antibiotica e ai fattori ambientali.
Attraverso la produzione di acidi grassi a corta catena, metaboliti del triptofano, acidi biliari secondari e numerose altre molecole bioattive, il microbiota contribuisce allo sviluppo del sistema immunitario, della barriera intestinale e dell'asse intestino-cervello.
Roma V sottolinea tuttavia che le alterazioni del microbiota non devono essere considerate la causa unica dell'Infant Distress Syndrome, bensì uno dei molteplici fattori che possono concorrere alla comparsa dei sintomi.
Questa precisazione assume particolare rilevanza clinica poiché evita interpretazioni riduzionistiche e l'impiego indiscriminato di probiotici in assenza di specifiche indicazioni.
I nuovi criteri diagnostici
Roma V definisce l'Infant Distress Syndrome attraverso criteri clinici che prevedono:
età inferiore ai cinque mesi;
episodi ricorrenti di pianto, irritabilità o distress;
impossibilità di consolare il lattante mediante le comuni strategie di accudimento;
assenza di una patologia organica in grado di spiegare il quadro clinico.
Contestualmente viene superata, nella pratica clinica, la storica "regola del tre" (pianto superiore a tre ore al giorno, per almeno tre giorni alla settimana, per tre settimane consecutive), mantenuta esclusivamente come possibile criterio di standardizzazione nella ricerca.
Implicazioni cliniche
L'introduzione dell'Infant Distress Syndrome modifica profondamente anche l'approccio clinico. L'obiettivo non è più individuare esclusivamente una causa gastrointestinale, bensì valutare il lattante attraverso un modello integrato che consideri crescita, alimentazione, sviluppo neurologico, relazione caregiver-bambino, asse intestino-cervello, microbiota e possibili condizioni organiche. Questo paradigma favorisce un approccio multidisciplinare e riduce il rischio di trattamenti non supportati dalle evidenze.
Conclusioni
L'Infant Distress Syndrome rappresenta uno degli esempi più significativi del cambiamento introdotto da Roma V. L'abbandono del termine "colica del lattante" riflette l'evoluzione delle conoscenze scientifiche verso un modello nel quale intestino, cervello, microbiota, sistema immunitario e ambiente costituiscono un'unica rete funzionale in continuo dialogo.
L'IDS non identifica quindi una patologia del colon, ma una condizione complessa tipica dei primi mesi di vita, la cui comprensione richiede un approccio sistemico e interdisciplinare. Tale cambiamento non rappresenta soltanto una revisione terminologica, ma un vero e proprio passaggio da un modello organocentrico a una visione biologica integrata dello sviluppo neurogastroenterologico del lattante.
Drossman DA, et al. Rome V: A Global Framework for Disorders of Gut–Brain Interaction. Gastroenterology. 2026.
Benninga MA, et al. Rome V Pediatric Disorders of Gut–Brain Interaction: Neonates and Toddlers. Gastroenterology. 2026.
Hyams JS, et al. Rome V Pediatric Disorders of Gut–Brain Interaction: Child and Adolescent. Gastroenterology. 2026.


