Negli ultimi anni, l’interesse verso il ruolo del microbiota intestinale nella fisiopatologia dell’ADHD è cresciuto significativamente. Alterazioni nella composizione microbica, disturbi del sonno e disregolazione dell’asse microbiota-intestino-cervello sono frequentemente riportati nei soggetti ADHD, suggerendo possibili target di intervento nutrizionale. Uno studio pubblicato nel 2025 su BMC Psychiatry ha valutato gli effetti del kefir, un alimento fermentato complesso, su sintomi ADHD, sonno e microbiota intestinale in bambini di età compresa tra 8 e 13 anni. Lo studio è stato condotto con un disegno randomizzato, doppio cieco e controllato con placebo, considerato uno dei più solidi in ambito clinico. I partecipanti hanno assunto quotidianamente 125 ml di kefir o un placebo per sei settimane. Gli outcome principali includevano la gravità dei sintomi ADHD (scala SWAN), parametri del sonno valutati tramite actigrafia e questionari, e l’analisi della composizione del microbiota intestinale mediante metagenomica. I risultati non hanno mostrato una riduzione significativa dei sintomi core dell’ADHD nel gruppo kefir rispetto al placebo. Tuttavia, in analisi esplorative, nei bambini con maggiore severità iniziale dei sintomi è stata osservata una tendenza al miglioramento, non statisticamente significativa. Per quanto riguarda il sonno, l’actigrafia ha evidenziato una riduzione dei minuti di veglia notturna nel gruppo kefir, mentre i questionari riportavano un aumento soggettivo dei problemi di sonno, suggerendo una possibile discrepanza tra misure oggettive e percepite. Dal punto di vista del microbiota intestinale, non sono emerse variazioni significative nella diversità globale, ma è stato osservato un aumento dell’abbondanza relativa di alcuni taxa, in particolare specie del genere Bifidobacterium, indicando una modulazione microbica biologicamente rilevante. Nel complesso, lo studio suggerisce che il kefir è in grado di modificare la composizione del microbiota intestinale e potrebbe influenzare alcuni aspetti del sonno, ma non fornisce evidenze sufficienti per considerarlo un intervento terapeutico per l’ADHD. Questi dati rafforzano l’idea che l’asse microbiota-intestino–cervello giochi un ruolo nella neurodivergenza, ma che gli interventi nutrizionali debbano essere inseriti in strategie multidimensionali, personalizzate e basate su solide evidenze cliniche.


