La malattia di Alzheimer (AD) è una condizione neurodegenerativa progressiva con impatto crescente sulla salute pubblica. Le attuali terapie farmacologiche offrono benefici limitati; per questo, negli ultimi anni si sta esplorando con crescente interesse il ruolo di interventi dietetici e stili di vita nella modulazione dei processi patologici associati alla malattia.
Che cosa è la dieta MIND?
La Dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay) è un modello alimentare che combina elementi della dieta mediterranea e della dieta DASH, focalizzandosi su cibi neuroprotettivi come:
- Verdure (in particolare a foglia verde),
- Frutta,
- Pesce,
- Noci,
- Olio d’oliva,
- Legumi,
- Cereali integrali.
Diversi studi epidemiologici suggeriscono che questa dieta associata a uno stile di vita sano può ridurre il declino cognitivo e il rischio di Alzheimer.
Obiettivo dello studio
Il lavoro pubblicato su Nutrients ha analizzato se un intervento nutrizionale basato sulla dieta MIND possa:
- Migliorare l’aderenza alla dieta mediterranea, e
- Modulare la composizione del microbiota intestinale in persone con Alzheimer rispetto a controlli sani.
Metodologia
- 60 partecipanti (30 con Alzheimer, 30 controlli cognitivamente sani),
- Valutazioni alla baseline (T0) e dopo counseling alimentare (T1),
- Misura dell’aderenza alimentare tramite il questionario MEDAS,
- Analisi del microbiota intestinale mediante sequenziamento del 16S rRNA.
Risultati principali
→ Migliore aderenza alla dieta mediterranea nei soggetti con Alzheimer dopo il percorso MIND: più verdure consumate quotidianamente e riduzione del burro nel piatto.
→ Modificazioni significative del microbiota nel gruppo Alzheimer:
- Aumento della diversità microbica (parametro associato a un microbiota più resiliente),
- Incremento di specie legate alla produzione di SCFA (short-chain fatty acids), come Anaerobutyricum hallii e Blautia luti, positivi per la salute intestinale,
- Riduzione di taxa associati a disbiosi e degradazione della mucina.
→ Il gruppo controllo, già con buona aderenza mediterranea alla baseline, mostrava cambiamenti meno marcati nei punteggi MEDAS e nella composizione batterica.
Perché è importante?
I risultati indicano che un intervento alimentare strutturato come la dieta MIND può:
- Favorire cambiamenti positivi nelle abitudini alimentari anche nei pazienti con Alzheimer,
- Influenzare la diversità e la composizione del microbiota intestinale — potenzialmente collegata a meccanismi dell’asse microbiota-intestino-cervello.
Queste modifiche microbiche, tra cui l’aumento di specie produttrici di SCFA, sono state associate in altri studi a benefici metabolici, immunitari e — attraverso vie di comunicazione microbiota-cervello — possibili effetti su funzioni cognitive (anche se sono necessari studi più grandi e controllati per confermare un effetto clinico diretto).
Conclusioni e prospettive
Questo studio osservazionale suggerisce che interventi dietetici non restrittivi possono rafforzare la dieta mediterranea in persone con Alzheimer, inoltre, il microbiota intestinale è sensibile a tali interventi e potrebbe rappresentare un bersaglio modificabile in futuro.
Sono necessari studi randomizzati, su campioni più ampi, per confermare l’impatto sul decorso clinico della malattia.


