Negli ultimi anni la ricerca sull’ADHD si è progressivamente allontanata da una visione esclusivamente cerebrocentrica, aprendo a modelli più complessi e integrati. Uno di questi è l’asse microbiota-intestino-cervello, oggi considerato un elemento chiave nella modulazione di funzioni cognitive, comportamento, infiammazione e neurotrasmissione.
Una review pubblicata nel 2025 su Frontiers in Nutrition ha esplorato un’ipotesi interessante:
→ alcuni componenti del peperoncino, in particolare la capsaicina, potrebbero influenzare i sintomi dell’ADHD attraverso il microbiota intestinale.
ADHD: una condizione multifattoriale
L’ADHD non è riconducibile a una singola causa. È il risultato dell’interazione tra:
- genetica ed epigenetica,
- sviluppo neurobiologico,
- infiammazione sistemica e neuroinfiammazione,
- metabolismo dei neurotrasmettitori,
- fattori ambientali, inclusa la dieta.
Negli ultimi anni è emersa con forza l’idea che il microbiota intestinale possa modulare alcuni di questi processi, influenzando attenzione, impulsività, regolazione emotiva e risposta allo stress.
Il ruolo del microbiota intestinale
Il microbiota comunica con il cervello attraverso:
- produzione di metaboliti (SCFA come butirrato, acetato, propionato),
- modulazione del sistema immunitario,
- regolazione dell’infiammazione,
- influenza sulla sintesi e disponibilità di neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, GABA).
Alterazioni della composizione microbica sono state osservate anche in soggetti con ADHD, suggerendo un possibile contributo alla sintomatologia.
Peperoncino e composti bioattivi
Il peperoncino non è solo “piccante”. Contiene molecole biologicamente attive, tra cui:
Capsaicina
- attiva il recettore TRPV1,
- possiede effetti antinfiammatori e antiossidanti,
- può modulare la composizione del microbiota,
- in modelli sperimentali favorisce batteri produttori di SCFA.
Vitamina C
- coinvolta nella sintesi dei neurotrasmettitori,
- supporta la funzione immunitaria,
- contribuisce al controllo dello stress ossidativo.
Acidi grassi insaturi
- supportano l’integrità delle membrane neuronali,
- partecipano alla modulazione dell’infiammazione,
- interagiscono con il microbiota intestinale.
Il collegamento con l’ADHD
Secondo gli autori della review, questi composti potrebbero:
- migliorare l’equilibrio del microbiota,
- ridurre l’infiammazione sistemica,
- influenzare la neurotrasmissione,
- modulare il comportamento attraverso l’asse intestino-cervello.
→ Non come trattamento, ma come possibile strategia nutrizionale di supporto, da inserire in un approccio integrato.
Cosa è importante chiarire
È fondamentale evitare semplificazioni e parlare di “cura per l'ADHD”. Inoltre, non esistono dosaggi clinici definiti e gli studi sull’uomo sono ancora limitati. Le evidenze attuali derivano soprattutto da studi preclinici. E' importante sottolineare che la capsaicina non è tollerata da tutti, soprattutto in caso di:
- disbiosi,
- IBS,
- infiammazione intestinale,
- ipersensibilità viscerale.
Conclusioni
Questa review apre uno scenario interessante: la nutrizione, anche attraverso alimenti “insospettabili” come il peperoncino, può dialogare con il cervello passando dall’intestino. Ma il messaggio chiave resta uno:
→ non esistono alimenti magici, esiste la personalizzazione.
Nel contesto dell’ADHD, ogni intervento nutrizionale va valutato sulla base di:
- storia clinica,
- assetto intestinale,
- tolleranze individuali,
- quadro neurocomportamentale.
https://www.frontiersin.org/journals/nutrition/articles/10.3389/fnut.2025.1551650/full


