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Fibromialgia e glutine: esiste davvero un collegamento?

2026-07-13 12:08

Romina Giuliani

fibromialgia,

Fibromialgia e glutine: esiste davvero un collegamento?

AnnoStudioMessaggio chiave2011–2015Fasano et al.Definizione della sensibilità al glutine non celiaca e ruolo della barriera intestinale.2014Isasi et a

 

AnnoStudioMessaggio chiave
2011–2015Fasano et al.Definizione della sensibilità al glutine non celiaca e ruolo della barriera intestinale.
2014Isasi et al.Primo studio che descrive un sottogruppo di pazienti con fibromialgia, lesione Marsh I e miglioramento con dieta senza glutine.
2017Slim et al.I risultati non vengono confermati in modo uniforme; la dieta senza glutine non può essere raccomandata a tutti.
2023Bruzzese et al.Miglioramento di dolore e gravità dei sintomi con dieta senza glutine e peggioramento dopo reintroduzione del glutine, ma in uno studio di piccole dimensioni.

 

Negli ultimi anni il rapporto tra fibromialgia e glutine è diventato oggetto di crescente interesse scientifico. Da un lato, molti pazienti riferiscono un peggioramento del dolore dopo il consumo di alimenti contenenti frumento; dall'altro, la letteratura non supporta l'idea che il glutine rappresenti una causa della fibromialgia o che una dieta priva di glutine debba essere raccomandata a tutti.

Per comprendere lo stato attuale delle conoscenze è necessario ripercorrere l'evoluzione della ricerca.

Dalla celiachia alla sensibilità al glutine non celiaca

Per molti anni il glutine è stato considerato rilevante esclusivamente nel contesto della celiachia. Successivamente, grazie ai lavori del gruppo di Alessio Fasano, è stato definito il concetto di sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), una condizione caratterizzata dalla comparsa di sintomi intestinali ed extraintestinali correlati all'ingestione di glutine o di altri componenti del frumento, pur in assenza dei criteri diagnostici della celiachia o dell'allergia al grano.

Parallelamente è emerso il ruolo della barriera intestinale e della risposta immunitaria mucosale come possibili elementi coinvolti nello sviluppo di sintomi sistemici.

La lesione Marsh I: un reperto spesso sottovalutato

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la presenza della cosiddetta lesione Marsh I.

Questa condizione è caratterizzata da un aumento dei linfociti intraepiteliali nella mucosa duodenale, con architettura dei villi conservata. Non rappresenta una diagnosi di celiachia, ma un segno di attivazione immunitaria locale.

È importante sottolineare che una lesione Marsh I non è specifica della sensibilità al glutine: può essere osservata anche in infezioni, malattie autoimmuni, uso di farmaci come i FANS e altre condizioni infiammatorie. Per questo motivo deve sempre essere interpretata nel contesto clinico complessivo.

Lo studio di Isasi e colleghi

Nel 2014 Carlos Isasi e collaboratori hanno pubblicato uno studio osservazionale destinato a suscitare grande interesse. Sono stati descritti venti pazienti con fibromialgia, anticorpi per celiachia negativi, assenza di atrofia dei villi e presenza di linfocitosi intraepiteliale alla biopsia duodenale.

Dopo una dieta priva di glutine seguita per una media di sedici mesi, gli autori hanno osservato una riduzione del dolore diffuso, della fatigue e dei sintomi intestinali. Alcuni pazienti non soddisfacevano più i criteri diagnostici per la fibromialgia e avevano ripreso le normali attività quotidiane.

Pur trattandosi di risultati molto interessanti, lo studio presenta importanti limiti metodologici: il campione è ridotto, manca un gruppo di controllo e il disegno osservazionale non consente di dimostrare un rapporto di causa-effetto.

Cosa hanno mostrato gli studi successivi?

Le ricerche successive hanno fornito risultati più cauti. Alcuni pazienti con fibromialgia sembrano trarre beneficio dalla dieta senza glutine, ma questo effetto riguarda soprattutto coloro che presentano contemporaneamente sintomi gastrointestinali, sospetta sensibilità al glutine non celiaca o alterazioni istologiche compatibili con una risposta immunitaria della mucosa.

Le revisioni disponibili concludono pertanto che la dieta senza glutine non può essere raccomandata come trattamento della fibromialgia in tutti i pazienti, ma può rappresentare un'opzione da valutare in casi selezionati dopo un adeguato percorso diagnostico.

Quali potrebbero essere i meccanismi biologici?

L'ipotesi più accreditata è che, in soggetti geneticamente o immunologicamente predisposti, l'ingestione di componenti del frumento possa determinare un'attivazione della mucosa intestinale, con rilascio di citochine e altri mediatori dell'infiammazione.

Questi segnali potrebbero contribuire ad amplificare la sensibilizzazione centrale, uno dei principali meccanismi fisiopatologici della fibromialgia. È inoltre possibile che il ruolo non sia attribuibile esclusivamente al glutine, ma anche ad altre molecole del frumento, come gli inibitori dell'amilasi-tripsina (ATI) o i fruttani.

Questa interpretazione rimane tuttavia una ipotesi fisiopatologica: plausibile e supportata da alcuni dati sperimentali, ma non ancora confermata da studi clinici di elevata qualità.

Conclusioni

Le evidenze disponibili suggeriscono che il glutine non rappresenta un trigger universale della fibromialgia. Tuttavia, ignorare l'esistenza di un sottogruppo di pazienti con possibile sensibilità al glutine non celiaca, sintomi intestinali e attivazione immunitaria della mucosa significherebbe trascurare un filone di ricerca promettente.

 

Fasano et al. Gastroenterology, 2015

Isasi et al. Rheumatology International, 2014

Slim et al. Scandinavian Journal of Pain, 2017

Rodrigo et al. Nutrients, 2023

 

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